sabato 10 maggio 2008

A Peppino

Anche quest'anno l'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro ha completamente oscurato il ricordo di un altro tragico evento: l'assassinio di Peppino Impastato. Eh si' questo purtroppo accade ogni anno poiche' il ragazzo siciliano ha avuto oltretutto anche la sfortuna di morire lo stesso giorno dello statista della DC, il 9 maggio 1978.

A causa di questa tragica coincidenza la morte di Peppino e' sempre passata in secondo piano, se n'e' sempre parlato poco in proporzione all'importanza della sua uccisione. Solo negli ultimi anni, grazie al film "I Cento Passi" e alla conclusione dei processi (si', avete capito bene, i processi si sono conclusi quasi trent'anni dopo!) la storia di Peppino ha acquisito l'importanza che si meritava.

Il film, diretto da Marco Tullio Giordana, racconta la vita di Peppino, interpretato da un insuperabile Luigi Lo Cascio, che contesta il sistema mafioso, radicato anche all'interno della sua famiglia, nella Cinisi (Palermo) alla fine degli anni '60. I processi, invece, si sono conclusi con la sentenza di condanna al mandante Tano Badalamenti (lo "Zio Tano" del film), morto da pochissimo, detenuto in USA e che non e' mai stato possibile estradare.

Io avevo 1 mese e 2 giorni di vita quando Peppino perse la vita a soli 30 anni. Oggi ho 30 anni e penso a quel ragazzo che da solo aveva deciso di ribellarsi alla mafia pagando con la propria vita. Penso al coraggio e alla determinazione che aveva quando dalla sua radio (Radio Aut) prendeva in giro "Tano Seduto", o quando organizzava manifestazioni di piazza per denunciare gli appalti truccati a favore dei mafiosi.

Queste iniziative le ha pagate con la vita. Ma non fu un classico omicidio. Non una sparatoria. Non un accoltellamento. Non fu investito da un'auto in corsa per simulare un incidente. Peppino fu prima picchiato, poi legato ai binari della ferrovia e infine fatto saltare in aria con la dinamite. La famiglia non pote' avere nemmeno un corpo su cui piangere.

Oggi ribellarsi alla mafia ci sembra (quasi) scontato, ma trent'anni fa era addirittura vietato parlare di mafia. Oggi sappiamo che cos'e', la combattiamo (o almeno cerchiamo di farlo), ed educhiamo alla cultura del rispetto delle regole. Se tutto cio' oggi e' possibile lo dobbiamo anche a Peppino e a tutti gli altri come lui che hanno deciso di non abbassare la testa e di ribellarsi alla legge del piu' forte. Per questo dovremmo sentirci tutti debitori nei confronti di questo ragazzo e dire "Peppino, grazie di essere esistito.


1 commento:

Marlo ha detto...

Peppino Impastato è un eroe nazionale, e un giorno lo Stato dovrà riconoscerlo